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Engel und Dämonen in der Vatikanbank IOR, der Dornenkrone des Papstes – ilgiornale.it

Engel und Dämonen in der Vatikanbank IOR, der Dornenkrone des Papstes

Von geheimen Konten bis zur Geldwäsche, von San Raffaele bis MPS, Untersuchungen die den Vatikan terrorisieren.

Dai conti segreti al riciclaggio, dal San Raffaele a Mps, le indagini che terrorizzano il Vaticano

C’è una sottile linea porpora tra le dimissioni del Papa, l’arresto dell’ad di Finmeccanica, le indagini e i veleni sulla cassaforte vaticana dello Ior. Le manette a Giuseppe Orsi rimandano al 23 maggio scorso quando il numero uno dell’azienda aerospaziale finisce intercettato da «Rinaldo al Quirinale» con un commensale eccellente: Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior. Escono apprezzamenti pesanti a Bagnasco, inviti a non fidarsi di Profumo, rassicurazioni criptiche di Gotti a Tedeschi: «Il sistema è a tuo favore e ti difenderà». Per gli inquirenti Orsi, temendo di finire perquisito, sta brigando per consegnare al non perquisibile Gotti Tedeschi documenti scottanti (entrambi hanno smentito). Orsi non può sapere che il «sistema» ha in realtà già mollato l’amico tant’è che l’indomani il Consiglio di sovrintendenza dello Ior vota la sfiducia al suo presidente.

Una bomba. Il banchiere è improvvisamente solo, delegittimato, vittima dei sacri giochi di palazzo. «Sono dibattuto tra l’ansia di spiegare la verità – spiega mentre con straordinaria coincidenza finisce arrestato il maggiordomo Paolo Gabriele – e il non voler turbare il Santo Padre». Gotti evita di replicare, per non far preoccupare il Pontefice, anche il 2 giugno allorché la Commissione cardinalizia di vigilanza della banca vaticana, presieduta dal segretario di Stato Tarcisio Bertone, lo fa decadere dalla carica. È la mazzata finale. Da settembre 2010 il banchiere è sott’inchiesta a Roma col dg Paolo Cipriani (suo «nemico») per 23 milioni di euro dello Ior movimentati verso il Credito Artigiano e destinati a JpMorgan Frankfurt e a Banca del Fucino, soldi sequestrati e restituiti a giugno 2011. La «sua» banca è bersagliata da rogatorie e indagini, come quella sui «Grandi eventi-G8» dov’erano emersi i conti allo Ior di don Evaldo Biasini, detto «don bancomat». Ma è a giugno 2012 che l’«intoccabile» Gotti Tedeschi capisce che senza più scudo diplomatico per lui è l’inizio della fine: i carabinieri del Noe, spediti dai pm di Napoli, gli piombano a casa e in ufficio.

Tra le carte sequestrate c’è un «memoriale» sullo Ior preparato nel timore «di essere ammazzato» per quanto scoperto durante il suo mandato. «Tutto è cominciato quando ho chiesto di avere notizie sui conti che non erano intestati ai prelati», si legge nel report dedicato ai problemi insorti per la sua crociata sulla trasparenza che vede nel solo cardinale Attilio Nicora, presidente dell’autorità antiriciclaggio, l’Aif, un suo prezioso alleato. Nicora è infatti l’unico, col francese Jean-Louis Tauran, a votare contro la sfiducia a Gotti nella Commissione di vigilanza quel 2 giugno. E proprio i due sono indicati tra i prossimi epurati nel rinnovamento dei vertici Ior (rimandato in extremis dopo le dimissioni di Benedetto XVI). Gotti Tedeschi era in linea con il new deal finanziario voluto dal Papa che il 30 dicembre 2010 aveva promulgato motu proprio la «legge 127» che fissava nuove norme antiriciclaggio e assegnava poteri effettivi all’ufficio Aif di Nicora. Linea opposta a quella caldeggiata da Bertone, considerato «non vicino» al banchiere come già emerso nell’inchiesta milanese sul San Raffaele che Bertone voleva salvare attraverso il Vaticano.

Un mese prima della defenestrazione di Gotti Tedeschi, infatti, proprio quei poteri ispettivi previsti dalla legge 127 erano stati depotenziati, nonostante l’8 marzo precedente il Vaticano fosse per la prima volta finito nella «black list» dei Paesi a rischio riciclaggio. E le modifiche alla «127» prevedevano anche che lo scambio di informazioni con le autorità finanziarie degli altri Paesi fosse vincolato a un protocollo d’intesa da sottoporre al nulla osta della segreteria di Stato vaticana, presieduta da Bertone. Un cambio di rotta che a gennaio ha provocato il blocco in Vaticano dei pagamenti con bancomat e carte di credito per il mancato placet di Bankitalia a Deutsche Bank (istituto da cui proviene Ronaldo Schmitz, presidente ad interim dello Ior) per l’assenza «sia di una regolamentazione bancaria, sia del riconoscimento europeo di equivalenza antiriciclaggio». L’ultimo «scandalo» da capo dello Ior, Gotti Tedeschi l’ha affrontato pochi giorni fa con l’inchiesta Mps rispondendo ai pm di Siena sul suo ruolo (negato) nell’acquisizione da parte di Mps di Antonveneta da Santander.

Gotti Tedeschi è responsabile per l’Italia dell’istituto spagnolo guidato da Emilio Botin, vicino all’Opus dei, e che nel consiglio di sovrintendenza Ior vanta anche la presenza di Manuel Soto Serrano. Inoltre una «fonte» avrebbe rivelato che nella centrale della banca vaticana, si sarebbero svolte riunioni segrete relative a quella acquisizione, e quattro vertici Mps avrebbero conti segreti. Il Vaticano nega. Tutti negano.

 

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